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Appello al presidente della Repubblica dei centri di fecondazione assistita

  • Immagine del redattore: Radicali Roma
    Radicali Roma
  • 22 giu 2005
  • Tempo di lettura: 5 min

L’art. 32 della Costituzione, cui Lei sempre fa riferimento quale caposaldo della nostra convivenza civile, garantisce la salute dei cittadini. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la sterilità coniugale come una malattia di cui quindi, secondo il dettato costituzionale, la collettività deve farsi carico. Noi, in coerenza con la Costituzione e la definizione dell’OMS, abbiamo dedicato tutta la nostra vita di lavoro e la nostra attività scientifica e di ricerca ad aiutare le coppie infertili a tentare di avere un figlio. Oggi sentiamo che il nostro lavoro è divenuto pressoché impossibile da svolgere se non pagando un prezzo inaccettabile: tradire il giuramento di Ippocrate e principalmente il buon senso del padre di famiglia, traccia comportamentale che deve sempre guidare il medico nel suo operato.

Dall’entrata in vigore della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, abbiamo tentato di applicare la legge, come abbiamo tentato di applicare le ancor più contorte Linee Guida esplicative. Abbiamo tentato, Signor Presidente, perché dobbiamo confessarLe che spesso questa legge ci ha obbligato ad esercitare il nostro lavoro senza rispettare i 3 principi cardine che lo devono guidare: la perizia, la prudenza e la diligenza.

Ci permetta di esemplificarLe alcuni casi in cui ci siamo trovati, e più spesso ci troveremo in futuro, lacerati tra il rispetto della 40/2004 ed il desiderio di non incorrere nella violazione dell’art. 43 del Codice Penale inerente il reato colposo violentando altresì la nostra deontologia professionale. La legge 40 non ci permette di evitare il contagio dell’AIDS dal marito alla moglie! Infatti la legge vieta di eseguire una tecnica di fecondazione assistita in una coppia non infertile anche se il partner di questa coppia è sieropositivo ed un banale lavaggio del suo seme, con conseguente inseminazione nella partner, comporterebbe di minimizzare il rischio di trasmissione del virus dell’HIV. Cosa dobbiamo allora fare in questo caso? Dire alla coppia che non può avere un figlio sano (se non all’estero)? Dire loro di avere rapporti non protetti rischiando il contagio della madre e del prodotto del concepimento? Violare la legge 40/2004 ed eseguire l’inseminazione, garantendo alla coppia, con una certezza pressoché assoluta, la nascita di un figlio sano? Ancora, la legge e le linee guida impongono di trasferire sempre tutti gli embrioni prodotti e di trasferirli in un unico e contemporaneo impianto. Quindi se si ottengono 3 embrioni, ed in rapporto all’età della donna ed alle sue condizioni di salute si ritiene deontologicamente giusto, prudente e perito trasferirne soltanto 2 per minimizzare il rischio di una pericolosissima gravidanza trigemina, dovremo invece, nel rispetto di questa legge, comportarci in modo imprudente ed imperito e trasferirne comunque 3. Ancora, come potersi considerare medici e dovere dire ad una coppia di giovani portatori di talassemia che loro potrebbero sapere, dopo qualche ora dalla fecondazione, se l’embrione è sano o malato e che invece, nel nostro Paese, bisogna restare incinta, aspettare il risultato della villocentesi, quando la gravidanza è giunta a 4 mesi, e soltanto allora, se il feto è malato, potere abortire.

Le abbiamo rappresentato soltanto tre delle tante, stridenti, insopportabili contraddizioni tra la legge 40 e la buona pratica medica ma, ci creda, grande è il nostro disagio. Tanto più che non ci è nemmeno consentito poter indicare direttamente ai nostri pazienti dei contatti per realizzare all’estero ciò che è vietato in Italia.

Ed allora? Noi siamo – e non possiamo che essere – rispettosi del fatto che l’appuntamento referendario sia stato invalidato dall’astensione, ma crediamo, Signor Presidente, di essere ad un bivio della nostra vita e della nostra storia di medici e biologi. O troveremo il modo per indurre il Parlamento a modificare in alcuni passaggi la normativa, oppure saremo costretti, con il cuore gonfio di rabbia, a lasciare il nostro meraviglioso Paese ed andare a vivere ed a lavorare in un altro Paese, dove i medici possono ancora chiamarsi medici ed i biologi chiamarsi biologi quindi assumersi l’onere della responsabilità professionale delle scelte.

Ma c’è una terza possibilità, ed è questa che Le sottoponiamo direttamente: la strada della disobbedienza civile (ovviamente limitatamente a quei casi che in modo inequivocabile ci pongono nella dicotomia di scegliere tra il bene del paziente e la legge 40)! Su quest’ultima scelta abbiamo avviato un lavoro comune e saremo presto in grado di definire le azioni che insieme intraprenderemo. Non vogliamo certo eludere la legge o ingannarla. Piuttosto sentiamo l’urgenza di affermare, assumendocene in toto la responsabilità, il rispetto di una legge superiore, che riguarda la lettera della Costituzione, i nostri princìpi deontologici e la nostra coscienza. Ci auguriamo, Signor Presidente che Ella voglia prestarci ascolto.

Questa è la richiesta e l’appello di tante persone che, certe di avere lavorato una vita con impegno e dedizione e di amare tanto quello che fanno, non sono disposte, neanche di fronte ad una Legge, a rinnegare la propria storia di uomini e di medici e biologi seri. Confidando nella possibilità di esporLe direttamente Le nostre ragioni, Le porgiamo con grande rispetto il nostro deferente saluto.

Elenco dei medici e biologi della riproduzione che hanno aderito all’appello

1. Allegra Adolfo 2. Amodeo Gaspare 3. Andrisani Alessandra 4. Anserini Paola 5. Artini Paolo 6. Bafaro Maria Gabriella 7. Baglioni Andrea 8. Baldini Domenico 9. Barone Stefano 10. Benedetto Vincenzo 11. Biagiotti Giulio 12. Bianchi Liana 13. Borghi Eleonora 14. Borini Andrea 15. Boudjema Erbeha 16. Bulletti Carlo 17. Calò Aurelio 18. Caracciolo Domenico 19. Cattoli Monica 20. Causio Franco 21. Cavallini Giorgio 22. Chiappetta Luigi 23. Ciaponi Massimo 24. Cignetti Maurizio 25. Coccia M. Elisabetta 26. Coffaro Francesco 27. Coppola Lamberto 28. Crippa Andor David 29. Cuesta Maria Josè 30. Curcio Patrizia 31. D’Amato Giuseppe 32. D’Ambrogio Gerardo 33. De Placido Giuseppe 34. Di Gregorio Alessandro 35. Dondero Franco 36. Drago Elide 37. Falcidia Ernesto 38. Falcone Patrizia 39. Fasolino Antonio 40. Fasolino Maria Carmen 41. Favero Renato 42. Feliciani Elisabetta 43. Ferracini Romano 44. Ferraretti Anna Pia 45. Ferraro Fabrizio 46. Ferraro Raffaele 47. Finocchiaro Valeria 48. Fusilli Stefania 49. Gastaldi Carlo 50. Genazzani Andrea 51. Gianaroli Luca 52. Giorlandino Claudio 53. Giudice Giuseppe 54. Grotti Brunello 55. Guastella Gaetano 56. Guida Sergio 57. Guidetti Rita 58. Hossein Gholami 59. Iadarola Immacolata 60. Inaudi Pieraldo 61. Indaco Lara 62. Iraci Giuseppe 63. Lappi Michela 64. Levi Setti Paolo Emanuele 65. Licata Giovanni 66. Locorotondo Giancarlo 67. Lofiego Vincenzo 68. Lo Vascio Giuseppe 69. Maccario Stefano 70. Macchiavello Stefania 71. Maccolini Andrea 72. Magli Maria Cristina 73. Marino Angelo 74. Mazzone Silvia 75. Melcarne Anna 76. Mencaglia Luca 77. Mollo Antonio 78. Nadalini Marco 79. Nalli Paola 80. Nazzaro Alfredo 81. Nazzaro Carmela 82. Noto Vincenzo 83. Papale Maria Lauretana 84. Parri Cristiana 85. Pastine Stefano 86. Pattuelli Mirella 87. Peressinotto Eliana 88. Pirrotta Rosa 89. Primavera Maria Rita 90. Rapalini Erika 91. Ragni Guido 92. Raspollini Marco 93. Revelli Alberto 94. Rivano Luciana 95. Robles Francesca 96. Romano Pietro 97. Ruberti Alessandra 98. Ruvolo Giovanni 99. Salerno Annalisa 100. Sammartano Francesca 101. Scaglione Piero 102. Schettini Sergio 103. Tabanelli Carla 104. Tanfalli Valeria 105. Terracciano Luigi 106. Traina Giuseppe 107. Traina Maria Cecilia 108. Valenti Giuseppe 109. Volpes Aldo 110. Yoon Cho

 
 
 

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