Consultori, difficile avere la pillola del giorno dopo, Indagine dei Radicali. La Regione Lazio: «Serve un rilancio»
- Radicali Roma

- 11 gen 2008
- Tempo di lettura: 2 min
Ventiquattro minuti pag 18 di Chiara Di Cristofaro.
Come funzionano i consultori sanitari a Roma? E come funzionano se il problema è la pillola del giorno dopo? Se lo è chiesto l’Associazione dei Radicali romani, che ha svolto un’indagine telefonica per capire che possibilità ha una donna di ottenere il farmaco in una delle strutture regionali, considerando che le minorenni spesso ricorrono proprio ai consultori per richiedere questo servizio. I risultati non sono edificanti: in due giorni di chiamate ai 51 consultori elencati sul sito del Comune di Roma, il 56,8% delle strutture (29 su 51) per vari motivi non fornisce il servizio richiesto, né informazioni. Tra l’altro, l’Associazione Radicali Roma sottolinea che «il 13,7% delle informazioni sulle ubicazioni di queste strutture è errato e il 27,4% dei numeri telefonici è irraggiungibile». Secondo gli obiettivi previsti dalla legge 34/1996, dovrebbe esserci un consultorio familiare ogni 20 mila abitanti. A Roma, considerando i 51 indicati dal sito del Comune, ce n’è uno ogni 49 mila abitanti. Considerando il numero di risposte ottenute dall’indagine, «siamo vicini ad avere una struttura ogni 80 mila abitanti». Il problema, sottolineano i Radicali, è che la pillola del giorno dopo va assunta nel lasso di tempo compreso tra 12 e le 24 ore dal rapporto sessuale per ridurre la probabilità di gravidanza indesiderata fino al 90-95%; successivamente l’efficacia si riduce. «Va quindi considerato un farmaco d’urgenza – affermano – e dovrebbe essere messo a disposizione senza ricetta». L’Associazione comunque offre assistenza legale gratuita a chiunque voglia denunciare quei medici che, per qualsiasi motivazione, si rifiutino di prescrivere la pillola del giorno dopo.
Chiara Di Cristofaro
I risultati dell’inchiesta 1. Il 41,2% dei consultori segnalati dal sito del Comune di Roma o non è contattabile telefonicamente (27,4%) o ha un indirizzo sbagliato (13,7%) 2. Consultori che non offrono informazioni, né i servizi richiesti: 56,8% (29) Indirizzi sbagliati: 13,7% (7) Consultori irraggiungibili: 27,4% (14) Non c’è il ginecologo (non è di turno, quindi o ci si rivolge ad altri consultori o si aspetta il giorno in cui c’è il medico): 15,7% (8). 3. Consultori che offrono il servizio, con o senza limiti: 43,1% (22) «Può passare ma entro le ore…»: 33,3% (17) «Ok, può passare per avere la prescrizione»: l’operatore non ha posto limiti di alcun tipo: 9,8% (5)
L’assessore risponde «L’indagine coglie perfettamente la necessità di rilanciare l’attività dei consultori». È il commento dell’assessorato alla Sanità della Regione Lazio che, interpellato da 24minuti, sottolinea che nei sette anni della passata giunta regionale, molti consultori sono stati chiusi. Inoltre – spiegano – c’è da dire che l’attività dei consultori è mirata ad avere un presidio territoriale, a creare un legame di fidelizzazione coi pazienti e alla prevenzione, ma non a garantire un servizio 24 ore su 24, cosa che invece viene fatta dai pronto soccorso, dove si può chiedere la pillola del giorno dopo. Anche il medico di base, infine, può fornire la prescrizione necessaria.


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