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RIFIUTI: PRODURNE MENO E INCENTIVARE RICICLO E RACCOLTA DIFFERENZIATA

  • Immagine del redattore: Radicali Roma
    Radicali Roma
  • 19 mar 2010
  • Tempo di lettura: 3 min

Quella dei rifiuti rappresenta una delle partite più importanti nelle quali la futura amministrazione regionale dovrà mettersi in gioco. Come è accaduto per la sanità, anche in questo settore strategico la Regione Lazio ha dovuto cedere il passo al Governo che ne ha decretato il commissariamento per un periodo molto lungo. Una exit strategy dovuta, come nel caso della sanità, alla palese incapacità gestionale dimostrata dagli amministratori locali che per troppi anni hanno adottato una politica “da sartoria di serie B”, cioè non impegnata a “cucire” provvedimenti “su misura” per le esigenze del territorio, ma a cercare di

“rammendare” le falle provocate da incessanti emergenze.

Poiché siamo fermamente convinti che prevenire sia meglio che curare, riteniamo che, per imprimere un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti, gli obiettivi prioritari consistano nel ridurre la quantità di spazzatura prodotta e nell’incentivare concretamente il riciclo e la raccolta differenziata.Qualche dato può essere utile per delineare lo scenario nel quale dovrà operare la prossima amministrazione regionale: secondo il rapporto Ispra 2008, nel Lazio la produzione di rifiuti solidi urbani è stata nel 2007 di 3.359.554 tonnellate, con un aumento di circa il 14% rispetto al 2003. Di questa mole di rifiuti, circa l’83% viene smaltito in una delle dieci discariche del Lazio. ell’ultimo decennio, questa percentuale non ha subito notevoli variazioni, a dimostrazione che la “cultura” della discarica è stata predominante. Anche i numeri relativi alla raccolta differenziata non sono incoraggianti: nel 2007 il Lazio si è attestato sul 12.1%, lontano da quel 35% previsto per decenni come limite minimo dalle normative nazionali, che ormai indicano il più elevato traguardo di almeno il 50%. Nello stesso anno la Lombardia è arrivata al 44.5% e il Veneto al 51.4%, con una media italiana del 27.5 %. Se in tema di rifiuti il Lazio è una delle regioni meno virtuose, una delle motivazioni va ricercata nelle difficoltà economiche in cui versano i Comuni. Per non gravare sulle già esigue casse municipali, per molto tempo la Regione ha fissato tariffe di accesso agli impianti molto contenute. Attualmente le necessità normative e gli obblighi di tutela dell’ambiente richiederebbero un incremento dei prezzi di circa il 20%. Un aumento che, tra l’altro, è giustificato dall’esigenza di incentivare la raccolta differenziata.

Dal punto di vista dell’impiantistica, riteniamo che il numero di termovalorizzatori o di impianti equivalenti previsto dal Piano dei rifiuti sia sufficiente. È necessario, invece, investire sulle strutture deputate alla separazione e alla selezione del multi materiale (vetro, plastica, metallo), realizzando almeno due piattaforme, e su quelle che si occupano del trattamento meccanico biologico dei rifiuti, un procedimento indispensabile per fornire ai termovalorizzatori materiale ecologicamente sostenibile da trasformare in combustibile da rifiuti. Inoltre, occorre disporre di un maggior numero di impianti di compostaggio: nel 2008 la diffusione del sistema domiciliare porta a porta ha dato una forte spinta alla raccolta dell’organico, ma la carenza di questo tipo di impianti scoraggia le amministrazioni e le induce a rallentare lo sviluppo del porta a porta. Rendere autosufficienti i territori, riducendo così al minimo il trasporto dei rifiuti da smaltire, rappresenta un altro obiettivo fondamentale da perseguire. Per centrarlo, bisognerà approvare e attuare in tempi rapidi la proposta di legge regionale sugli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO).

Sul fronte della prevenzione, invece, la Regione Lazio dovrà attivare tavoli di concertazione con enti e operatori economici. Inoltre, per rendere “conveniente” ai cittadini la riduzione e la differenziazione dei rifiuti, proponiamo il passaggio dalla tariffa parametrica, calcolata sui metri quadri dell’abitazione e sui residenti, a quella puntuale o semipuntuale, calcolata sulla quantità di rifiuti prodotti e su quelli differenziati.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, è nostra convinzione che per incrementarla occorra superare il metodo dei contenitori stradali in cui si riversa il multi materiale e sperimentare, invece, sempre nuove formule di “domiciliarizzazione” o di “prossimità”, tenendo conto del fatto che le diversità territoriali, urbanistiche ed edilizie non consentono di applicare un unico metodo di raccolta differenziata. Preziosa si potrebbe rivelare anche la collaborazione con la grande distribuzione attraverso l’istituzione, all’interno dei punti vendita, di aree attrezzate dove i clienti possano riconsegnare i rifiuti provenienti dai prodotti acquistati. Come contropartita, commercianti e cittadini virtuosi potrebbero godere di alcune agevolazioni economiche. Ma la riorganizzazione del sistema dei rifiuti non può riuscire senza una corretta e puntuale informazione verso i cittadini e senza una serie di controlli serrati ai termovalorizzatori e ai gassificatori. Per rispettare il principio di trasparenza, i risultati delle rilevazioni effettuate per misurare l’impatto ambientale degli impianti saranno pubblicati nel portale della Regione Lazio e aggiornati periodicamente. L’amministrazione regionale, infine, si costituirà parte civile in tutti i processi per reati ambientali riguardanti il suo territorio.

*da Notizie Radicali, 18/3/2010

 
 
 

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