top of page

Sotto tiro anche Roma

  • Immagine del redattore: Radicali Roma
    Radicali Roma
  • 31 lug 2010
  • Tempo di lettura: 3 min

A nche i derivati del Comune di Roma arrivano all’attenzione della Procura dopo l’esposto dell’Antigene (Associazione nazionale dipendenti e utenti dei servizi pubblici locali) e di Radicali Roma. La base dell’esposto presentato in Procura è costituita dai dati della sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei conti che nella delibera n. 20 /2010 relaziona sulla gestione finanziaria del municipio per gli esercizi 2004-2007. E anche in questo caso, come in altri all’esame delle sezioni regionali, i magistrati contabili bacchettano l’ente locale per l’uso dei derivati. Nel caso del Comune di Roma, i giudici sostengono che a causa degli swap si sposta «l’onere sugli esercizi più lontani», che (<<il contratto non sembra perseguire alcuna strategia» e che «nel complesso non sembra potersi dare un giudizio di piena rispondenza a criteri di sana e prudente gestione finanziaria». Ma andiamo con ordine.

Attualmente l’ente ha nove contratti per un nozionale totale di circa tre miliardi (1,4 sui prestito obbligazionario City of Rome e il rimanente su precedenti mutui, si veda la tabella a destra). Le banche interessate sono sei: Barclays, Dexia, Dpi (Intesa Sanpaolo), Morgan Stanley, Ubs e JP Morgan (quest’ultime due hanno stipulato anche gli swap del Comune di Milano e adesso sono a processo). Complessivamente la tipologia dei contratti rispetta la normativa che prevede per gli enti pubblici la possibilità di sottoscrivere derivati solo nella forma pi semplice. «Ciò non toglie – spiega Lucio Sgarabotto della società di consulenza indipendente Ls advisors – che in alcuni casi le strutture degli strumenti siano particolarmente complesse tanto da rendere di difficile comprensione i rischi impliciti».

Facendo una panoramica generale sui derivati collegati al mutui, si nota che gli swap trasformano quasi totalmente il debito a tasso fisso con uno ancora a tasso fisso (cosa che non dovrebbe awenire con uno swap, come nel caso dei contratti di Ubs e Opi per un nozionale di 292 milioni). Quando ciò non succede, si constata che i tassi molto presto diventano sempre sfavorevoli per l’ente (swap Opi per 72 mm) oppure la struttura dei flussi (positivi per il Comune a breve termine e negativi in seguito) è tale per cui risulta evidente l’obiettivo di spostare l’onere sulle future amministrazioni (come nel caso di Dexia). In un solo episodio, (Morgan Stanley) il tasso fisso viene trasformato in variabile: infatti, questo è l’unico caso, tra i derivati collegati ai mutui, che presenta un mark to market positivo.

da Plus24, supplemento del Sole 24 Ore – 31 luglio 2010, p. 13

 
 
 

Commenti


bottom of page